VENDETTA | Venganza

A continuación te presentamos un cuento de Veronica Adriani, parte del sexto número de la revista Punto Aparte, dedicado a la venganza. En italiano.

Vendetta

Uno, due, tre, respira.
Hai presente quando ce l’hai lì, quel groppo in gola? L’aria sempre più rarefatta, la difficoltà a deglutire, la sensazione di soffocare?
Ecco.
Quattro, cinque, sei. Puoi farcela.
Mi trascino fuori dalla vasca da bagno. Come, nemmeno lo so. Ancora mi sento i piedi congelati.
Questo bagno dovrei decisamente pulirlo più spesso. Lo strato di polvere che mi viene addosso, misto all’acqua, formando una specie di scia di saliva nera nemmeno fosse il mostro di Loch Ness, non lascia ben sperare.
Metto i piedi per terra, ancora gocciolante. Il tappetino rosa di pelo, quello che mi ha lasciato lei come souvenir della sua partenza, sta sempre lì. Fa schifo come sempre, ma da lì non lo tolgo.
Mi serve a ricordare quello che ho fatto.
Quella stronza.
Tento di asciugarmi con il primo asciugamano che trovo. A giudicare dai cuoricini, suppongo sia suo. Poteva portarsi via anche quello, già che c’era, invece di lasciarlo qua a fare pendant con quel tappetino da froci.
Dio, quanto la odio. Quanto l’ho amata e quanto la odio adesso.
Mi infilo alla bell’e meglio quello che di asciutto riesco a trovare per casa. I cassetti e gli armadi aperti, vuoti per metà. Le foto staccate dalle pareti, persino gli utensili da cucina mancano all’appello: “lo scolapasta l’ho comprato io, vuoi mica che te lo lasci?”. Una casa che un tempo avevamo pensato come nido d’amore adesso non è altro che un guscio vuoto. Vuoto e sporco, perché tanto pulirlo non ha senso.
Non è stato tanto il vedere che se ne andava che mi ha fatto incazzare. Quella faccia da saputella che mi vomitava addosso tutte le mie mancanze, facendomi sentire responsabile anche di quello che non avevo fatto. No, non è stato tanto quello. Anche se con la scusa di portare via i suoi libri mi ha rubato anche qualcosa di mio, che adesso non trovo più, tipo l’ultimo di Chuck Pahlaniuk. Non è stato quello.
Forse non è stato nemmeno trovarla a letto col mio migliore amico. Andiamo, io non c’ero, lui sì. Io lavoravo, lui no. I vantaggi di essere disoccupato: ti scopi la donna di un altro. Mica da poco.
Comunque con lui alla fine avevo risolto. Anche quando sono andati a vivere da lui, non l’ho presa tanto male.
È solo stasera che la cosa non mi va giù. Non puoi lasciarmi a inzupparmi sotto l’acqua mentre io vengo a chiederti di ridarmi il vinile originale di Joe’s garage di Frank Zappa. Non puoi nemmeno fare finta che sia tuo, brutta stronza malnata. Ricordo tutto di quel cd, da quando lo acquistai a Bologna in quel mercatino di Natale a quando lo mettemmo su nel Capodanno del 2009 a casa di Andrea, completamente fatti da capo a piedi. Era mio, e tu te lo sei portato via.
Per te posso decidere di calmarmi, per Zappa no.
Mi siedo sul divano, accendo la tv. Già ne parlano.
Vedere il tuo culo che va a fuoco, mia cara, è la più grande soddisfazione.
Dicono che la vendetta sia un piatto che va gustato freddo. Ma a me è sempre piaciuto mangiare piatti caldi.
E ora crepa.

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